Autonautas

Ci pensi, se fossimo stati un’autostrada, senza il rischio lento di incontrarci? Tutto quello spazio lungo e senza incroci, cavalli in corsa coi paraocchi. Ci pensi? Avremmo avuto punti da raggiungere, e distanza, ma non saremmo stati noi la destinazione. Non avremmo fatto caso al paesaggio, o forse sì, temendo per le nuvole basse all’orizzonte, infastiditi dal sole piatto sull’asfalto, quando costringe gli occhi alla fatica. Oppure felici, ma soli, per un viadotto teso sulle colline più spoglie. Per l’oro di un mattino prima del lavoro. O inquieti, e insieme stranamente sereni, per un incendio lontano, per l’odore di bruciato dell’estate.
Il nostro vivere su gomma avrebbe forzato la sua corsa, senza contemplare l’incontro. Da casello a casello non avremmo badato ai limiti, inforcando il vento dietro la gobba dei rimorchi. Spaventati dallo spostamento d’aria, dal sedile vuoto accanto a noi. Avremmo fumato, disturbati dal battito in una fessura di finestrino. Gettato la cicca, sprezzanti e cattivi, nel nulla lasciato alle spalle, stringendo i denti in faccia allo stesso nulla a venire, schiacciato sul cofano. Saremmo stati camicie sudate, senza la gioia di poterle togliere insieme su una spiaggia, di poter slacciare i bottoni altrui. I tuoi, i miei. In mezzo al giallo avremmo ancora sognato lunghe lingue americane, pur sapendo quanto siano condannate alla brevità le traiettorie su un’isola.
Due funi tese senza speranza di essere treccia, separate dal silenzio di abitacoli anonimi in sorpasso. Avrei cantato, forse. Ma non ti avrei mai sentita cantare, né chiedermi un passaggio, una sosta. Saremmo stati in coda, ma senza questa voglia, la mancanza, la ragione per arrivare prima della fine del giorno. Solo una rabbia, un fastidio. Per essere stati rallentati, bloccati ancora una volta, ma senza biscotti appena sfornati ad aspettarci, senza che qualcuno potesse ignorare la sorpresa in arrivo alla porta. O preoccuparsi per noi e chiamare, per la pioggia forte sulla terra ferma, sul tetto di casa. Non saremmo stati noi, non ci saremmo guardati. O magari ci saremmo riconosciuti lo stesso, io in direzione sud, tu lanciata verso nord. Senza fermarci, ci saremmo visti passare per lo spazio di un secondo e di uno spartitraffico più basso. Allora avremmo comunque scoperto o immaginato che esiste questo tempo nostro e senza fretta, da qualche parte fuori dalla pista. Così com’è, una strada sola, tra muri bianchi, stretta tra la sabbia e i campi.

1 Comment
  • mauro
    Posted at 23:28h, 11 novembre

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