L’estate del ‘43

Era una casa di pietra, in mezzo al bosco di Sant’Angelo. Se ne stava lì, smossa come fungo di cane da un bastone inesperto. Una casa del demanio, abbandonata dagli ultimi forestali richiamati a valle. Nera di vulcano sotto la patina di muffa. La porta divelta, il tetto con un occhio cieco, canali di terracotta in cocci sulla terra umida.


 Senza consultare la metà che manca, mi permetto l'abuso di rendere pubblico questo canto forse incompleto, di certo incompiuto, scritto a quattro mani.

Mi disturbava che nessuno sapesse davvero cosa stava accadendo, che non si potesse dire, spiegare, nominare. Credo che questo rappresentasse parte del problema. Adesso penso sia giunto il momento di raccontare ciò che el astronauta y la bruja sono stati, o hanno immaginato di poter essere, almeno a parole.