Il deserto

C’è una torre nel fumo della distanza, ritta contro il cielo, schizzo di fontana sputato dalla sabbia. La vedo soltanto, eppure so che potrò toccarla, non è miraggio né capriccio. Posso sentirne la pietra sotto la mia carezza incredula. Se chiudo gli occhi, abbraccio una piccola parte della sua circonferenza.
C’è una torre nell’aria di vetro, slanciata e tozza insieme, pennone di vela e quercia viva nel silenzio. Cammino e il vento non brucia più, ha cura dei miei pensieri come fa con il polline che si lascia portare. Con me ansima e spinge, braccio a cingere i fianchi, aiuta. E sono un carro che balla sulla pista, gonfio delle donne e degli uomini che porto dentro la pancia, sulla schiena, uno per uno col suo nome e un viso, le storie che ho mangiato e quelle che invento per tenermi compagnia. Un sacco per uno, lenzuolo chiuso per le estremità, carico di frutti, rose, abiti e altri uomini, altre donne con le loro lingue e parole, le bocche affamate di altra umanità e così all’infinito. Tutto questo contengono la mia stiva, le mie piaghe, l’otre di pelle di capra da cui posso ancora bere mentre avanzo, mentre guardo la torre piantata nel petto dell’orizzonte che è il mio. Non può che essere questa la strada ma non è ovvio che lo sia, un dubbio per ogni granello e dentro ogni granello una speranza testarda. Le lame del sole mi tolgono il sangue amaro, il più nero. La torre si avvicina, ha un occhio di luce e un mare fuori, un mare azzurro dietro le spalle. Mi sta aspettando, incrollabile, scrolla la testa al tempo e ondeggia. E io cammino, e mentre cammino nei miei pensieri imparo a essere nord, a essere sale. Arriverò.

(@CartaCanta)

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1 Comment
  • mauro
    Posted at 10:22h, 24 Aprile

    Sempre bello leggerti

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