Lollo

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Ricordo le mandorle e la terra. La casa dello zio di Klerrouj se ne stava un po’ giallognola e sgangherata su una collina sopra il verde-marrone della vallata e la diga di Giarratana. Si parlottava in terrazza, un mese dopo ci sarebbe stata la terza edizione di Magma, l’unica a Catania, alle Ciminiere. Quella con Rezza presidente di Giuria. E io sarei mancato. La notizia certa la diedi a te per primo, non senza dispiacere, proprio su quella terrazza: mi avevano preso per il Leonardo a Granada. Mi dicesti di non preoccuparmi, e che dovevo andare, che non avrei dovuto perdere l’occasione.

Era il settembre del 2004. Avevo fatto sviluppare il rullino pochi giorni dopo la gita. Dalla pellicola erano apparsi solo dei tentativi imbarazzanti: un gabbiano sul mare di Stazzo, abbrustolito dalla sovraesposizione, pale di ficodindia scolorite e tre sagome al tramonto, nere per la mia incapacità nel regolare correttamente la macchina. Una Zeiss Ikon Nettar degli anni Trenta, col soffietto, senza mirino nè esposimetro. Me l’avevano portata i miei da Mosca, un mese prima.
L’ho ritrovata in garage, l’altro giorno, questa foto troppo scura con tre ombre in posa. Ho provato a lavorarci un po’ al computer, a strappare qualche dettaglio. E’ venuto fuori questo ricordo. I lineamenti sono confusi, ma sei tu, in piedi con una bella maglietta. Accanto a te l’ombra di Fredo seduto e la silhouette pelosa di Alì con la lingua di fuori.

È il dopopranzo e fra pochi minuti parto per Ragusa Ibla. Non mi importerà delle ciance durante il viaggio, quando mi stuferanno mi concentrerò sulla vita che mi sfugge e mi parrà leggero il pesante e pesante il leggero. Stamattina ho deliberatamente mandato in frantumi un piattino con sopra un uovo e una carota e adesso camera puzza. Ero nervoso, avevo notato per la prima volta che quando lo gonfio tanto il mio polmone destro gorgoglia. Non è bello. È bello invece che per pranzo la mia ragazza abbia mangiato un’insalata di fagiolini raccolti nel suo orto.

Stesso giorno. Fronteggio dall’alto un lago vicino Giarratana. Ho spellato mandorle e giocato con Alì, il primo cane che mi riporta il bastone che gli lancio. Il tramonto è tramontato fuor di metafora. Restano ancora otto sigarette e allora va bene. L’umore è alto, un pallone aerostatico, e mi stacco”.

 Lorenzo Vecchio, Un metro lungo cinque

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