Quel fiore giallo lì

“Quel fiore giallo lì non ho neanche provato a disegnarlo, perché nessuno lo raccoglierebbe. Neppure il vento o i capelli, un orecchio, una foto scattata male. Quel fiore giallo sulla punta del naso, di un naso piccolo arricciato da una risata spenta in fretta. Quel fiore abbandonato in curva, fuggito dal retrovisore. Quel che ne resta è un profumo denso di stalla, di sale”.

La testa bionda sbucò da dietro l’angolo, nello scampanio del pomeriggio. Il primo caldo le incollava i capelli sulla fronte. Non rideva, aveva più l’espressione di chi vuole fregarti. Non cattiva, no. Ma d’una furbizia bambina. Tornò a nascondersi, per gioco, dietro la pietra, e ogni tanto faceva capolino la punta di spillo di due occhi celesti. Per stare allo scherzo smisi di scrivere, sollevai il giornale aperto all’altezza del naso. Leggevo tre righe e di tanto in tanto sporgevo lo sguardo oltre la carta. Ce ne stavamo nascosti così, ognuno dietro il suo bianco e nero, di carta e di pietra. Ruppe il gioco il cameriere, con la coppa di gelato per la quale mi aveva fatto aspettare tanto da farmi passare la voglia. Col cucchiaino sospeso in aria cercai con gli occhi il ragazzino biondo. Era uscito dal nascondiglio, e ora se ne stava appoggiato, faccia al sole e un piede sul muro. Mi concentrai sul pistacchio. Alla terza cucchiaiata che lasciai sciogliere in bocca, trovai il biondino già sotto l’ombrellone del bar. Mi fissava con insistenza. Chiusi a carciofo la mano libera e sorridendo la agitai per chiedergli cosa volesse.

“Hai la tessera sanitaria?” chiese senza salutare.

“Intanto ciao. E poi che ci devi fare?”

“Ciao. Devo comprare le sigarette a mia madre”, rispose svogliato. Aveva una accento dell’est, forse rumeno. E sorrideva con manifesta malizia. Non doveva avere più di undici anni.

“Tua mamma in carrozza! Siediti va. Lo vuoi un gelato?”. Il mio si era mezzo sciolto.

“No, ora non lo voglio, dammi i soldi che poi me lo compro”.

“Sì, poi lo compri a tua madre. Se lo vuoi, è adesso o niente”.

Sorrise di nuovo, ma stavolta senza sfida.

“Cioccolato e nocciola. Un cono”.

Il cameriere venne a prendere l’ordinazione con espressione allarmata. Doveva conoscerlo bene, il biondo.

“Io sono Armando. Tu come ti chiami?”

“Emil”

Rimanemmo in silenzio, io col mio giornale, lui col suo gelato che stavolta era arrivato subito. All’ultimo scrocchiare di cialda, Emil disse con decisione:

“Io quelle cose non le faccio”.

“Quali cose?”, e mi sentii stupido appena finito di pronunciare la domanda. “Non ti preoccupare, non le faccio nemmeno io”, mi corressi.

“A scuola ci vai?”

“Ogni tanto”

“Che c’è scritto qua?”, chiesi indicando la pagina di sport sul giornale.

“Il Catanea in seri Be”

“Dovresti andarci più spesso”

“E tu ci vai al mare?”

“Ogni tanto”

Mi guardò la faccia pallida.

“Devi andarci di più”

Non volli chiedere di come fosse arrivato, né dove fossero i suoi. In pratica non ci dicemmo più niente per qualche minuto. Emil bevve un po’ d’acqua, si sfregò la bocca col dorso della mano. Staccai un foglio dal mio quaderno, glielo misi davanti assieme alla penna.

“Tieni, se vuoi disegnare”

“E che devo disegnare?”

“Quello che ti pare. Potresti disegnare un fiore”

“I fiori non sono neri. E poi non mi va”

“E cosa ti va?”

“Una sigaretta!”, disse ridendo e poi mi chiese:

“Ma tu ce l’hai la ragazza?”

“No, sono solo”

“Si vede”, e rise ancora.

“Piccolo bastardo”, pensai, mentre mi si incurvavano le spalle e la faccia, lo sapevo, mi si faceva ancora più grigia.

Intanto Emil aveva preso in mano la penna. Disegnò in fretta un fiore dal gambo storto, coi petali stretti, curvi e appuntiti. Somigliava a un giglio.

“Tieni, per quando la trovi”, mi disse passandomi il foglio mentre si alzava.

Fece una pernacchia in faccia al cameriere e corse via. Non riuscii a trattenere una risata. Mi venne voglia di fumare, avevo resistito troppo. Cercai il tabacco nella tasca della giacca. Non c’era più.

Per L.

2 Comments
  • Passante
    Posted at 06:16h, 05 Giugno

    Narrazione raffinata e originale… Complimenti.

  • Turi
    Posted at 15:05h, 06 Giugno

    Complimenti. Bel racconto.

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